Percorso

“Ogni villaggio è un microcosmo che tende a riprodurre il macrocosmo dell’umanità intera, anche se in proporzioni un po’ diverse”

(Luigi Luca Cavalli Sforza)

La mostra Homo sapiens racconta da dove veniamo e come siamo riusciti, di espansione in espansione, a popolare l’intero pianeta, costruendo il caleidoscopico mosaico della diversità umana attuale. Le ricerche alla base della Mostra fanno di essa una sfida inedita e innovatrice nel campo della comunicazione della scienza: per la prima volta, infatti, ricercatori di tutto il mondo, appartenenti a discipline molto diverse – come la genetica, la linguistica, l’antropologia, la paleoantropologia, la climatologia – hanno istituito un progetto di cooperazione sistematica per ricostruire le origini e i percorsi del popolamento umano. Un approccio multidisciplinare e internazionale che si riflette sia nei contenuti della Mostra sia nella composizione del Comitato Scientifico e che offre per la prima volta al pubblico una visione d’insieme aggiornata delle ricerche sul campo e dei risultati raggiunti.


1. Mal d’Africa

Lucy a Laetoli. © AMNH/Rod Mickens

Il genere Homo nasce in Africa poco meno di due milioni di anni fa. Ciò che contraddistingue più di altro questi nostri antenati sembra essere soprattutto l’acquisizione di una locomozione bipede completa e l’emancipazione da uno stile di vita ancora parzialmente arboricolo. Divisi in più specie, sono grandi camminatori, si espandono, esplorano ambienti inediti, si muovono, incessantemente. C’e’ qualcosa di loro, in tutti noi, ancora oggi.

“L’umanità si è diffusa rapidamente sulla faccia della terra e si è trovata esposta nel corso delle sue incessanti migrazioni alle più diverse condizioni di vita: gli abitanti della Terra del Fuoco, del Capo di Buona Speranza o della Tasmania in un emisfero, e delle regioni Artiche, nell’altro, debbono essere passati per molti climi ed aver cambiato le loro abitudini molte volte, prima di raggiungere le loro dimore attuali”

(Charles R. Darwin, 1871)


2. La solitudine è un’invenzione recente

Estrazione di DNA da osso di Neandertal © Frank Vinken

Quando la nostra specie Homo sapiens nacque in Africa, intorno a
200 mila anni fa, una delle sue prima attività sembra sia stata quella di spostarsi. Ma il Vecchio Mondo era già affollato di specie del genere
Homo fuoriuscite dall’Africa in almeno due ondate precedenti.
Così i nostri antenati sapiens hanno incontrato i loro cugini più antichi, fino a quando – in tempi recenti e per ragioni non ancora chiare – siamo rimasti l’unico rappresentante del nostro genere sulla Terra. Fino a quaranta millenni fa, ben cinque specie del genere
Homo vivevano tutte insieme nel Vecchio Mondo.

“Una sola specie umana abita adesso questo pianeta, ma gran parte della storia ominide è stata caratterizzata dalla molteplicità, non dall’unità. La stato attuale dell’umanità come un’unica specie, massimamente diffusa sull’intero pianeta, è decisamente insolito”

(Stephen J. Gould, 1998)


3. I geni, i popoli e le lingue

Il mosaico del popolamento di Homo sapiens sulla Terra si va componendo e con esso prendono forma i tracciati della diversità genetica, linguistica e antropologica dell’umanità. Dai siti europei dei sapiens di Cro-Magnon, ma forse già da ritrovamenti sudafricani più antichi, emergono i primi segni di un profondo cambiamento comportamentale e cognitivo, che gli studiosi definiscono “Rivoluzione Paleolitica”. Per la prima volta compaiono in natura capacità di pensiero e abilità creative che apparentemente non si riscontrano in alcun altro essere vivente, comprese le altre specie umane del passato.

“Ogni villaggio è un microcosmo che tende a riprodurre il macrocosmo dell’umanità intera, anche se in proporzioni un po’ diverse”

(Luigi Luca Cavalli Sforza, 2011)


4. Homo sapiens, la specie planetaria

La domesticazione di piante e animali, avviatasi in più parti del mondo tra 12mila e 7 mila anni fa, immette nel sistema terrestre un insieme di pratiche antropiche che fanno sì che gli ecosistemi producano ben più di quanto sarebbe naturale. La popolazione umana, con le prime civiltà agricole e urbane, inizia a crescere a ritmi mai visti prima. Le carte del popolamento si rimescolano, così come le famiglie linguistiche, e il grande viaggio della diversità umana riparte. Homo sapiens diventa una specie “cosmopolita invasiva”: l’impatto umano sulla diversità biologica diventa pesante e il ritmo di estinzione dei viventi, per cause umane, accelera. Ma anche la diversità culturale, nell’intreccio di spostamenti, non è esente da minacce: agricoltori e nomadi si incontrano e si scontrano. Queste storie ci consegnano un messaggio chiaro: gli spostamenti di popoli continuano a essere il motore principale dei cambiamenti nel mosaico della diversità umana.

Essa, quindi, non è dovuta ad alcuna essenza biologica e cognitiva già scritta, ma è figlia di molteplici storie contingenti che sono ancora in corso. Se l’origine di Homo sapiens è così recente, unica e africana, e se poi la nostra giovane specie è stata così mobile, significa che non c’è stato il tempo sufficiente per separare le popolazioni umane in “razze” geneticamente distinguibili. Il messaggio duplice di questa storia è la forte unità biologica e al contempo la straordinaria diversità culturale interna della specie umana.

“Spostarsi sul territorio è una prerogativa dell’essere umano, è parte integrante del suo ‘capitale’, è una capacità in più per migliorare le proprie condizioni di vita. E’ una qualità connaturata, che ha permesso la sopravvivenza dei cacciatori e raccoglitori, la dispersione della specie nei continenti, la diffusione dell’agricoltura, l’insediamento in spazi vuoti, l’integrazione del mondo.”

(Massimo Livi Bacci, 2010)