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Luigi Luca Cavalli Sforza

Nel 2008 Luigi Luca Cavalli Sforza (nato a Genova nel 1922) ha lasciato l’Università di Stanford, dove ha insegnato Genetica delle popolazioni e delle migrazioni, per ritornare in Italia. L’Academic Council gli ha conferito, dopo 36 anni di attività di ricerca di assoluto spicco internazionale, il titolo di professor emeritus. L’eccezionale contributo dato allo studio dell’origine, della storia evolutiva e delle migrazioni della specie umana attraverso l’utilizzo di marcatori genetici ha reso Cavalli Sforza indiscutibilmente uno dei più autorevoli e noti genetisti al mondo. I suoi lavori – oltre 500 articoli su riviste scientifiche del calibro di PNAS e Nature – hanno dato contributi fondativi nei campi della genetica batterica, della genetica medica e della genetica di popolazioni.

Cavalli Sforza è stato titolare di uno dei primi insegnamenti di Genetica in Italia – a partire dal 1951 all’Università di Parma. A lui si deve la fondazione della scuola genetica di Parma e a lui si può far risalire la tradizione di studi popolazionistici e ambientali dell’Ateneo. Si è laureato in Medicina e chirurgia a Pavia nel 1944 ed è stato subito introdotto allo studio della genetica da Adriano Buzzati Traverso. Fra il 1948 e il 1950 ha lavorato a Cambridge, dove sotto la guida di Ronald A. Fisher – uno dei maggiori genetisti del secolo scorso e fondatore della genetica delle popolazioni – ha intrapreso lo studio della genetica batterica e dei suoi aspetti quantitativi. Quando «ancora l’idea che i batteri avessero una sessualità e potessero scambiarsi “pacchetti” di informazione genetica era considerata un’eresia», proprio sulla sessualità dei batteri Cavalli Sforza ha dato contributi di ricerca fondamentali. Rientrato in Italia ha pubblicato un testo sui metodi statistici in biologia e medicina a lungo rimasto un punto di riferimento per il settore.

Cavalli Sforza è stato uno dei primi genetisti a lavorare sull’ipotesi che i geni dell’uomo moderno contenessero tracce importanti della storia degli antichi tracciati di popolamento. Dal 1952, lavorando con l’Istituto Sieroterapico Milanese, cominciò a sviluppare un crescente interesse per l’analisi dei marcatori genetici da usare per lo studio dell’evoluzione della nostra specie. Mise a punto metodi per utilizzare le conoscenze fornite dalle analisi di laboratorio – come quelle sui gruppi sanguigni – combinandole con l’uso di documentazione storica. Cominciò a raccogliere dati demografici e si occupò di analisi statistiche delle società umane, utilizzando le dispense ecclesiastiche per l’analisi dei matrimoni tra consanguinei in zone geograficamente isolate. Aprì così un nuovo campo di ricerca che combinava la demografia con le analisi di popolazione e che avrebbe permesso di ritrovare nell’attuale patrimonio genetico dell’uomo i segni lasciati dai grandi movimenti migratori del passato.

Nel 1962 divenne professore di ruolo presso l’Università di Pavia. In quel periodo affiancò alla sua attività di ricerca teorica e di laboratorio un intenso lavoro di tipo bio-antropologico “sul campo”, guidando numerose spedizioni per lo studio, in particolare, delle popolazioni pigmee dell’Africa Centrale. I pionieristici paper scritti alla metà degli anni sessanta con Anthony Edwards inaugurarono alcuni tra i principali metodi numerici utilizzati per la ricostruzione di alberi evolutivi, basati su frequenze geniche, parsimonia, “maximum likelihood”, “distance matrix”. Si occupò così stabilmente di differenze genetiche all’interno della specie umana, influenzate sia dai pattern ad albero delle separazioni storiche tra popolazioni sia dalla diffusione di geni tra le popolazioni attraverso migrazione e mescolanza. Le sue ricerche portarono alla confutazione della teoria “multiregionalista”, secondo la quale le popolazioni di sapiens attuali sarebbero state discendenti dirette, regione per regione, della prima diaspora di Homo erectus dall’Africa, avvenuta due milioni di anni fa. Le analisi della variabilità genetica umana condussero Cavalli Sforza a una delle prime robuste corroborazioni molecolari dell’ipotesi dell’origine africana e recente della specie Homo sapiens. Uno degli effetti imprevisti e più dirompenti di questi studi fu la radicale messa in crisi dei fondamenti biologici delle separazioni dell’umanità in “razze” o “ceppi razziali”. Il testo The History and Geography of Human Genes (scritto nel 1994 con Paolo Menozzi e Alberto Piazza) è un riferimento obbligato per quanto riguarda la variazione genetica umana, ed è stato seguito da diversi altri libri scritti in collaborazione come The Great Human Diasporas: The History Of Diversity And Evolution (con Lynn Parker) e Genes, Culture, and Human Evolution: A Synthesis (con Linda Stone e Paul F. Lurquin).

Cavalli Sforza ha insegnato a Milano, Parma e Pavia prima di abbandonare l’Italia nel 1971 per trasferirsi all’Università di Stanford. Qui, collaborando con l’archeologo Albert Ammerman alle ricerche sulla diffusione culturale nel neolitico, ha fatto ricorso a dati derivati dai marcatori genetici per far fronte ai pochi dati archeologici disponibili. In quegli anni pubblicò il suo testo The Genetics of Human Populations (con W. Bodmer), ristampato molte volte, a lungo il libro di testo più citato sull’argomento, che rimane ancora oggi un classico. In collaborazione con Marcus Feldman diede inizio alla sottodisciplina dell’antropologia culturale chiamata “coevoluzione geni-cultura”, teoria della trasmissione culturale o teoria della duplice eredità. La loro pubblicazione fondamentale, Cultural Transmission and Evolution: A Quantitative Approach (1981), fa uso dei modelli della genetica di popolazioni per investigare la trasmissione di unità culturali, mettendo in luce la correlazione tra pattern di dispersione genetica e culturale.

L’impatto di queste scoperte è andato quindi oltre i confini della genetica: il lavoro di ricostruzione storica di Cavalli Sforza si è infatti incontrato e coniugato con demografia, archeologia, linguistica, antropologia, studio dei cognomi e delle interazioni fra evoluzione genetica ed evoluzione della cultura, dando forma a un inedito campo interdisciplinare di vasto respiro, documentato e testimoniato da numerosi libri di successo pubblicati anche in Italia, fra cui Storia e geografia dei geni umani (Adelphi), Geni, popoli e lingue (Adelphi), La transizione neolitica e la genetica di popolazioni in Europa (Bollati Boringhieri), Chi siamo. La storia della diversità umana (Mondadori). Negli ultimi anni il suo lavoro lo ha portato a definire una cornice teorica per lo studio dell’evoluzione della cultura attraverso modelli quantitativi analoghi, benché riadattatati, a quelli impiegati nella genetica di popolazioni: il “modello Cavalli Sforza” (delineato ne L’evoluzione della cultura, Codice Edizioni, 2010) è uno dei più promettenti punti di riferimento per lo sviluppo di questo campo di ricerca interdisciplinare oggi in espansione. Un’intera ed eccezionale vita di ricerca è raccontata nella sua autobiografia scientifica Perché la scienza. L’avventura di un ricercatore (Mondadori), che gli ha meritato diversi riconoscimenti tra i quali il Premio Asti Scienza “Giuseppe Montalenti” (2005) e il Primo Premio Letterario Galileo per la divulgazione scientifica (2007). Tra le pubblicazioni scientifico-divulgative, oltre a quelle citate, numerosi articoli su quotidiani e riviste, La scienza della felicità (con Francesco Cavalli Sforza, Mondadori, 1999), Il caso e la necessità. Ragioni e limiti della diversità genetica (Di Renzo, 2007), La specie prepotente (Edizioni San Raffaele, 2010).

Luigi Luca Cavalli Sforza, ora attivo conferenziere e ancora impegnato in ricerche di frontiera, ha ricevuto moltissimi riconoscimenti e onorificenze. Oltre a quelli citati in precedenza: per i suoi meriti scientifici è stato decorato con il più alto grado delle onorificenze repubblicane italiane, Cavaliere di gran croce; è socio nazionale dell’Accademia dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche; è Medaglia d’oro del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Italiano (1990); Foreign Member della Royal Society, Londra (1992). Nel 1997 gli è stato conferito il Premio Nonino «A un maestro italiano del nostro tempo» per Geni, popoli e lingue. Nel 1999 ha ricevuto il prestigioso Premio Balzan «per la completezza del suo lavoro sull’evoluzione umana, che ha studiato integrando gli aspetti genetici e culturali». Nel 2005 il Premio Letterario Serono. Nel 2006 è stato insignito del Premio Bressa dell’Accademia delle Scienze di Torino. Per l’eccellenza della sua produzione scientifica e per il carattere pionieristico dei suoi studi in molteplici campi, ha ricevuto lauree honoris causa dalla Columbia University, dalla Cambridge University e, in Italia, dalle Università di Calabria, Bologna, Cagliari, Parma, Roma, Torino.

Telmo Pievani

Telmo Pievani è professore associato di Filosofia delle scienze biologiche nell’Università di Padova. Dal 2003 al 2010 è stato il segretario del Consiglio Scientifico del Festival della Scienza di Genova ed è il Direttore scientifico del Festival delle Scienze di Roma presso l’Auditorium Parco della Musica (con V. Bo).

È autore o coautore di 121 pubblicazioni (Bicocca Open Archive), inclusi alcuni libri, fra i quali: Homo sapiens e altre catastrofi (Meltemi, Roma, 2002); Introduzione alla filosofia della biologia (Laterza, Roma-Bari, 2005); La teoria dell’evoluzione (Il Mulino, Bologna, 2006 e 2010); Creazione senza Dio (Einaudi, Torino, 2006, finalista Premio Galileo e Premio Fermi; edizione spagnola 2009); In difesa di Darwin (Bompiani, Milano, 2007); Nati per credere (Codice Edizioni, Torino, 2008, con V. Girotto e G. Vallortigara); La vita inaspettata (Raffaello Cortina Editore, Milano, 2011). Alcuni di questi volumi sono tradotti e in corso di traduzione in lingue straniere, fra le quali inglese, spagnolo e portoghese.

Socio corrispondente dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti per la classe di Scienze, membro della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle scienze, componente del Direttivo dell’Istituto Italiano di Antropologia, fa parte dell’Editorial Board di riviste scientifiche internazionali come Evolutionary Biology e Evolution: Education and Outreach. E’ direttore di Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione, e coordinatore scientifico del Darwin Day di Milano.

Insieme a Niles Eldredge, ha diretto il progetto enciclopedico “Ecosphera – Il futuro del pianeta” di UTET Grandi Opere (2010). Ha curato il volume ottavo (“Le scienze e le tecnologie”) dell’enciclopedia “La Cultura Italiana” di UTET Grandi Opere (2010), diretta da Luigi Luca Cavalli Sforza. Ha curato inoltre: nel 2003 la prima edizione italiana dell’opera di Stephen J. Gould “La struttura della teoria dell’evoluzione”, per Codice Edizioni (Torino); nel 2008 la prima edizione italiana di tre dei Taccuini giovanili inediti di Charles Darwin, per Laterza (Roma-Bari); nel 2008 la prima edizione italiana dei saggi di Stephen J. Gould ed Elisabeth Vrba sul concetto di “exaptation”, per Bollati Boringhieri (Torino); nel 2009 una nuova edizione italiana dello “Sketch” del 1842 di Darwin, per Einaudi (Torino). Insieme a Niles Eldredge e Ian Tattersall ha curato l’edizione italiana rinnovata della mostra internazionale “Darwin 1809-2009” (Roma-Milano-Bari 2009-2010). Collabora con quotidiani nazionali e con le riviste Le Scienze, Micromega e L’Indice dei Libri.