Le novita’ di Trento

Pur mantenendo la stessa struttura di base, l’edizione  trentina è caratterizzata da nuovi reperti di grandissima importanza.

I reperti fossili del sito di Buia in Eritrea appartengono ad Homo ergaster, una specie molto antica di circa 1,8 milioni di anni fa. Si tratta di una importantissima scoperta frutto della collaborazione di diverse università italiane.

L’uomo di Neanderthal non era il “bruto” che molti si immaginano, ma aveva una sua sensibilità artistica. Lo testimoniano, in mostra, il calco di un flauto ricavato da un osso di orso (forse il più antico strumento musicale mai scoperto) ritrovato in Slovenia, e le ossa originali di uccello, provenienti dal sito veneto di Fumane, che testimoniano l’uso di penne per adornare il corpo. Dal veneto e anche dal Trentino arrivano strumenti litici originali, che testimoniano la colonizzazione del Nord-Est italiano da parte di questa nostra specie cugina.

La mandibola di Visogliano (carso triestino), che sarà presente in mostra in originale, è uno dei reperti umani più antichi d’Italia, datato tra i 350 e i 500 mila anni fa. Appartiene a Homo heidelbergensis, specie di origine africana che arrivò in Europa e che è considerata l’antenato comune tra i sapiens e i neandertal.

Sempre dal nord-est arrivano i fossili neolitici originali del Cranio di Mompaderno e della mandibola di Lonche. In particolare sulla mandibola è stata rilevata un’otturazione effettuata con cera d’api. La più antica testimonianza di cure dentali della storia.

I reperti trentini mesolitici  e neolitici del riparo Gaban e del Riparo Dalmeri (statuette femminili in osso, strumenti musicali, graffiti su pietra, strumenti litici), raccontano i popolamenti preistorici delle Alpi, la dimensione cultuale, le strategie di caccia, l’organizzazione degli spazi abitativi.